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Etica Pubblica
Corso per studenti a tempo parziale 2004/05
Corrado Del Bò
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Etica, welfare e reddito di cittadinanza

Problema

L'espressione welfare state identifica quell'insieme di politiche pubbliche volte a garantire standard minimi di reddito, alimentazione, salute, istruzione in grado di assicurare a tutti gli individui e a tutte le famiglie un'esistenza dignitosa.

Dal momento che il welfare state comporta una qualche forma di redistribuzione del reddito (precedentemente prelevato attraverso l'imposizione fiscale), diventa necessario capire se tale redistribuzione può essere giustificata sul piano morale, soprattutto alla luce delle obiezioni libertarie.

La risposta libertaria

Non è lecito che lo Stato sottragga quello che gli individui (nel rispetto dei principi di acquisizione e scambio) hanno ottenuto: infatti, tale sottrazione violerebbe i diritti individuali delle persone a ciò che hanno ottenuto col proprio lavoro e con le proprie capacità
à nessun obiettivo socialmente desiderabile può essere realizzato violando i diritti individuali, e quindi nemmeno il welfare state.

La risposta utilitarista

Secondo gli utilitaristi, occorre massimizzare l'utilità collettiva. E, almeno a prima vista, il welfare state sembra in grado di raggiungere questo obiettivo.

La risposta di Rawls

L'accesso ai benefici del welfare è parte del contratto fra cittadini e comunità, per cui chi usufruisce di misure di welfare deve soddisfare alcuni obblighi, come ad esempio quello di accettare un lavoro (se offerto). Come afferma Stuart White, il welfare contrattualista è giustificabile sulla base di una qualche versione del principio di reciprocità.

La sfida del reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza viene erogato senza ricorrere ad alcun tipo di 'prova dei mezzi' (pertanto non occorre certificare che l'individuo si trovi al di sotto di una predefinita 'soglia di povertà') e anche in assenza di un qualche impegno lavorativo (ove non sussistano condizioni di inabilità al lavoro). Il reddito di cittadinanza è universale e incondizionato.

L'incondizionalità del reddito di cittadinanza è ciò che genera quella che sembra essere un'obiezione molto potente: chi sceglie di non lavorare sfrutta chi lavora. Come ha affermato John Rawls, “chi passasse tutto il giorno a fare surf sulle spiagge di Malibù, dovrebbe trovare il modo di mantenersi, e non avrebbe diritto a risorse pubbliche”.

Una possibile replica a questa obiezione è offerta dai left-libertarians: il lavoro delle persone richiede l'uso di risorse naturali, le quali erano in origine disponibili per tutti. Siccome l'appropriazione privata di tali risorse ha negato questa disponibilità, il reddito di cittadinanza sarebbe una forma di risarcimento e non comporterebbe pertanto sfruttamento di chi lavora (utilizzando risorse naturali privatizzate) da parte chi non lavora.

Bibliografia

Testi
Philippe Van Parijs, Reddito di base, ragioni a confronto, in AA.VV., La democrazia del reddito universale, Roma, Manifestolibri, 1997, pp. 177-205.

Corrado Del Bò, Reddito di base e sfruttamento, dattiloscritto, pp. 1-15.

Stuart White, Welfare contrattualista: è giustificabile?, in "Filosofia e questioni pubbliche", V (2) (2000), pp. 49-64.
I testi citati sono raccolti nella dispensa Questioni di etica pubblica.

Per approfondire
Van Parijs, Philippe (ed.), Arguing for Basic income, Londo: Verso, 1992.

Van Parijs, Philippe, Real Freedom for All, Oxford: Oup 1995.

White, Stuart, The Civic Minimum, Oxford: OUP, 1995.

In rete
Il sito dell'associazione che promuove il basic income.
 
Ultimo aggiornamento: 15 dicembre 2004

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