Giampaolo Azzoni

 

Diritto e vita quotidiana.

(Traccia per l’incontro di orientamento rivolto alle matricole. 17 ottobre 1997)

 

1.

 

La filosofia del diritto indaga il fenomeno del diritto quale fenomeno che riguarda l’esistenza dell’uomo.

 

In questo senso il diritto è innanzitutto fenomeno della vita quotidiana.

Anzi, è la condizione di possibilità della quotidianità.

 

La nostra vita è intessuta di attese normative verso gli altri.

Ma anche di sensi di obbligo verso noi stessi.

Molte volte inconsapevoli.

 

Qualcuno di Voi per venire qui in Università ha preso la macchina.

Ma non sarebbe bastato guidare l’automobile per raggiungere quest’aula.

E’ stato possibile perché altri automobilisti si sono comportati secondo una regola.

 

Forse che Voi conoscevate gli altri automobilisti?

Forse che gli altri automobilisti si sono comportati così perché avevano qualche predilezione nei Vostri confronti?

 

No, in automobile l’altro automobilista mi appare nella sua assoluta genericità, nel suo assoluto anonimato.

 

Il diritto ha a che fare innanzitutto con relazioni anonime, con persone le cui attese normative non sono basate sulla loro specifica individualità.

 

Ecco perché spesso nella storia umana il diritto ha avuto un’immagine "grigia".

Ma è un errore: l’assenza di individualità del diritto rivela, invece, un essere dell’uomo non contingente, i suoi bisogni fondamentali, i suoi atti più importanti, e, soprattutto, la tenuta della società, il suo ordine.

 

Fra qualche ora riprenderete la vostra automobile (e avete l’attesa normativa che non Vi sia stata sottratta), ritornerete nella vostra casa (e avrete l’attesa di ritrovarvi le vostre cose).

 

Queste attese sono specificamente giuridiche proprio perché rivolte ad uomo generico.

 

E grazie al diritto la nostra vita può svolgersi nella sua quotidianità.

 

Ecco, quindi, spiegata la fenomenologia del diritto: il suo procedere per tipizzazioni, per generalizzazioni, per fattispecie, per elementi rituali.

Il diritto ha a che fare non con i volti, ma con le maschere.

 

E del resto il senso etimologico originario di ‘persona’ è "maschera".

Ciò che era un imbarazzo per le classiche teoria personalistiche (la connessione di ‘persona’ con "maschera") diventa rivelatore di una profonda verità.

 

Il contrario del diritto in questo senso non è la semplice ingiustizia. Ma, più correttamente, l’assurdità.

Il processo che più contrasta con il diritto è quello che ha descritto Franz Kafka nel suo libro omonimo: il processo dove tutto è possibile.

 

Attenzione: quotidianità non è staticità, ma anche progettualità dinamica.

Grazie al diritto possono essere compiuti atti altrimenti impossibili, il diritto aumenta le possibilità dell’uomo.

Matrimonio, Testamento, Compravendita, Processo, Deliberazione parlamentare.

 

 

 

2.

 

Ma chi stabilisce il diritto?

Dove nasce il diritto?

Chi convalida il diritto?

 

Questa si può dire che sia la grande domanda fondamentale della filosofia del diritto così come si è storicamente sviluppata.

 

Molte sono le risposte che corrispondono ad altrettanti indirizzi di pensiero.

Io qui vorrei richiamarVi ad una cautela propedeutica per chi inizia gli studi di giurisprudenza.

 

Quasi tutti i giuristi e, soprattutto, la quasi totalità delle domande che Vi verranno fatte agli esami, presuppongono un preciso concetto di diritto: è diritto tutto e solo quanto è contenuto nei testi di legge.

 

Ciò ha sicuramente delle buone ragioni, in quanto il diritto scritto è nelle società europee contemporanee molto importante, soprattutto da quando, a partire dall’inizio del secolo scorso, sono stati elaborati i codici.

 

La cautela che vorrei richiamare è che, in ogni caso, anche oggi le leggi non esauriscono il diritto.

E che, proprio per la sua co-essenzialità con l’esserci quotidiano dell’uomo, il diritto è fenomeno più profondo e indipendente da qualsiasi attività legislativa.

 

Facciamo riferimento alla nostra esperienza:

- abbiamo promesso a un amico di vederlo stasera

- abbiano preso un caffè al bar

- abbiamo lasciato lo zaino all’ingresso

- abbiamo prestato una penna a chi mi siede accanto

- abbiamo fatto un regalo

- siamo in fila

- usciamo per strada di sera

 

Esempi che rivelano che le nostre attese normative riguardano le nostre relazioni indipendentemente da quanto è "scritto".

Ma non solo: molte delle regole che si seguono non sono nemmeno formulate esplicitamente.

E, nonostante ciò, sappiamo che non si tratta di attese meramente soggettive.

Sappiamo che anche gli altri condividerebbero attese simili in situazioni analoghe.

 

Anzi, il più delle volte, sono proprio i codici e le leggi che ripetono la struttura di relazioni normative già vigenti tra gli uomini.

 

Non è un caso che molti articoli di legge Vi sembreranno delle banalità.

 

Come quando nel codice civile si legge che

"la vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo" (a. 1470)

e più in generale tutte le definizioni dei contratti.

 

Ma allora la domanda filosofica fondamentale è, ancora, dove nasce il diritto?

(Se il diritto non è solo l’attività del legislatore e, anzi, prescinde, in una certa misura, da essa.)

Quali rapporti tra diritto che c’è e il diritto scritto?

Qual è la sua ontologia? La sua modalità di esistenza?

(vista la sua importanza per la nostra stessa vita quotidiana)