Impossibilità pratica e " 'dovere' implica 'potere' "

(Incontro con Felix Oppenheim, Pavia, 22.4.1999)

Ian Carter

 

1. "'Dovere' implica 'potere'" (DIP).

Due interpretazioni di DIP:

  • come principio non-normativo che circoscrive l'uso appropriato delle prescrizioni: dovere presuppone potere (Hare, von Wright).
  • come principio normativo di secondo-ordine: "non richiedere l'impossibile" (Blanchard Edwards, Tranøy, Moritz).

Il Significato rilevante di "non posso": impossibilità stretta (logica o fisica assoluta) vs. impossibilità "pratica".

Oppenheim accetta: (a) la prima interpretazione di DIP; (b) che i significati rilevanti di "non posso fare x" includono "x è praticamente impossibile per me".

 

2. Impossibilità pratica in Oppenheim.

Analisi dei concetti di impossibilità e necessità pratica.

Rilevanza per l'analisi del concetto di libertà: sono non-libero di fare x se qualcun altro mi rende o fisicamente o praticamente impossibile fare x.

Rilevanza per la portata dei giudizi morali (in particolare riguardo gli attori politici): dovere implica potere; uno dei sensi rilevanti di "non posso fare x" è "x è praticamente impossibile"; è praticamente impossibile per gli stati non seguire l'interesse nazionale; quindi, non si possono fare giudizi morali riguardo il seguire o non seguire l'interesse nazionale.

 

3. Una critica a Oppenheim sul nesso tra impossibilità pratica e non-libertà.

Per Oppenheim la libertà sociale andrebbe definita in modo puramente empirico.

Non è possibile definire l'impossibilità pratica in termini puramente empirici, e questo suggerisce che non si dovrebbe definire la non-libertà in termini di impossibilità pratica.

Occorre distinguere (come fa Oppenheim stesso) tra il concetto di libertà di agire, e il concetto dell'agire liberamente (o di azione libera). Nel primo caso, la libertà è una proprietà degli agenti; nel secondo, la libertà è una proprietà delle azioni. Il concetto di impossibilità pratica è rilevante non per la libertà di agire, ma per l'agire liberamente. Il concetto dell'agire liberamente serve per capire fino a che punto gli agenti sono responsabili delle loro azioni, il che serve, a sua volta, per determinare (in parte) quando è appropriato attribuire lode o biasimo agli agenti.

 

4. Una critica a Oppenheim sull'interpretazione di DIP.

"'Dovere' implica possibilità pratica" è un principio normativo (seconda interpretazione, di cui sopra, nella sez. 1), e non una semplice presupposizione (prima interpretazione, di cui sopra), come sostiene Oppenheim. Questo perché a volte noi giudichiamo (in termini normativi) le azioni che sono praticamente impossibili ma che, essendo azioni che gli agenti sono liberi di compiere, a volte vengono compiute. Ciò accade quando descriviamo un'azione come "supererogatoria".

L'esistenza delle azioni supererogatorie dimostra l'indipendenza dei giudizi normativi dai giudizi sull'impossibilità (e necessità) pratica. Dunque, i giudizi sulla possibilità pratica non circoscrivono i giudizi normativi, come sostiene Oppenheim. Essi non sono presupposti dai giudizi normativi. Piuttosto, rappresentano dei giudizi normativi riguardo ciò che si può ragionevolmente aspettare da un agente normale. "'Dovere' implica possibilità pratica" equivale al seguente principio normativo di secondo ordine: "Non e' giusto che a un agente siano richieste azioni per lui praticamente impossibili".

 

5. Le implicazioni per la rilevanza dei giudizi morali in politica estera.

I miei argomenti suggeriscono che, a differenza di ciò che sostiene Oppenheim, quando uno stato persegue l'interesse nazionale tralasciando un qualche scopo umanitario con esso incompatibile, possiamo dire che tale azione è (in quanto praticamente necessaria) moralmente accettabile/scusabile/permessa. Così, lo stato viene moralmente esonerato per avere perseguito l'interesse nazionale. Possiamo anche giudicare moralmente uno stato che tralascia l'interesse nazionale in tale situazione per perseguire, "supererogatoriamente", uno scopo che giudichiamo moralmente superiore.

 

Riferimenti bibliografici

Blanchard Edwards, R. (1969), Freedom, Responsibility and Obligation, The Hague: Nijhoff.

Goldman, A. I. (1970), A Theory of Human Action, Englewood Cliffs, N.J.: Prentice Hall.

Griffin, J. (1996), Value Judgement: Improving our Ethical Beliefs, Oxford: Clarendon Press.

Hare, R. M. (1963), Freedom and Reason, Oxford: Clarendon Press.

Moritz, M. (1968), On Second-order Norms, in "Ratio", 10, pp. 101-115.

Oppenheim, F. E. (1981), Political Concepts: a reconstruction, Oxford: Blackwell.

Oppenheim, F. E. (1991), The Place of Morality in Foreign Policy, Massachusetts: Lexington Books.

Sinnott-Armstrong, W. (1984), ‘Ought’ Conversationally Implies ‘Can’, in "The Philosophical Review", 93, pp. 249-61.

Stocker, M. (1971), ‘Ought’ and ‘Can’, in "Australasian Journal of Philosophy", 49, pp. 303-16.

Tranøy, K. E., (1972) ‘Ought’ Implies ‘Can’: a Bridge from Fact to Norm? Part I, in "Ratio", 14, pp. 116-30.

von Wright, G. H. (1963), Norm and Action, London: Routledge and Kegan Paul.

 


 

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