Seminario di Filosofia sociale, Pavia, 26 maggio 1999

VALUTARE E MISURARE LA LIBERTÀ

Ian Carter

Nota: essendo quest'incontro del seminario originariamente concepito come un'opportunità per discutere il mio recente libro A Measure of Freedom, ho inserito in questo schema dei riferimenti alle sezioni rilevanti del libro, con l'abbreviazione AMF.

 

1. Natura del problema

Ci sono frequenti riferimenti ai gradi di libertà sia nel linguaggio ordinario e politico sia nella filosofia politica e sociale. Questi riferimenti alla libertà sembrano presupporre la possibilità di misurarla. Ciò vale sia per il linguaggio descrittivo ("L'Italia democratica è più libera dell'Italia fascista"; "C'è più libertà in America che nell'Unione Sovietica"), sia per il linguaggio prescrittivo ("La libertà andrebbe massimizzata"; "esiste un diritto morale all'eguale libertà"). Per chiarire gli accordi e i disaccordi sulla verità di queste affermazioni, occorre una definizione di libertà complessiva (cioè, una spiegazione di che cosa sia non solo l'essere libero di fare x o y, ma l'essere più o meno libero tout court) (AMF, introduzione).

 

2. Valutare la libertà

Qualcuno rimane scettico sulla necessità del concetto di libertà complessiva. Per questi teorici (per es., R. Dworkin, W. Kymlicka, l'ultimo J. Rawls), le affermazioni di cui sopra sono o prive di senso o puramente retoriche. A mio parere, al contrario, c'è una ragione fondamentale per voler misurare la libertà complessiva, che possiamo ricavare dalla tradizione liberale. Tale ragione sta nel fatto che i liberali assegnano un valore non-specifico alla libertà (AMF, cap. 2). Fra i tipi di valore non-specifico ci sono: il valore intrinseco (AMF, §2.3); il valore strumentale non-specifico (AMF, §2.4).

 

3. Misurazione ed equilibrio riflessivo

La risposta alla questione se si può misurare la libertà probabilmente non sarà un semplice "sì" o "no". In primo luogo, ci sono varie scale di misurazione (ordinale o cardinale, relativa o assoluta), ci sono vari gradi di precisione, e ci sono comparazioni più o meno complete. Prima di indagare sulla misurabilità della libertà, quindi, occorre esaminare le nostre richieste di poteri di misurazione. (Per es., accertare se la libertà è distribuita in maniera uguale richiede solo una scala ordinale di comparazione.) (AMF, §3.3.)

C'è un altro motivo perché la risposta non sarà semplicemente "sì" o "no": la definizione di 'libertà' è contestata, e la libertà potrebbe risultare più facilmente misurabile data una definizione piuttosto che un'altra (AMF, §4.2). Quindi, cercare una definizione coerente di 'libertà complessiva' comporta tenere in conto sia le intuizioni linguistiche sui gradi di libertà (in riferimento a cui possiamo giudicare la plausibilità di certe misurazioni), sia la nostra teoria di giustizia, che richiede certi poteri di misurazione. Questo processo di mutuo aggiustamento tra intuizioni iniziali e teoria è stato chiamato da J. Rawls "equilibrio riflessivo" (AMF, cap. 4).

 

4. Misurazioni basate sul valore della libertà

E' stato spesso sostenuto (per es., da A. Sen, C. Taylor, U. Scarpelli) che il grado di libertà di una persona dipende dal valore delle sue opzioni. Questa tesi si giustifica in base a un appello alle nostre intuizioni sui gradi di libertà (AMF, §5.1). Come dice Sen, "sembra strano concludere che la libertà di una persona non è meno quando deve scegliere tra tre alternative che giudica 'male', 'pessima' e 'orribile', di quando può scegliere fra tre alternative che valuta come 'buona', 'eccellente' e 'bellissima'. Per esempio, è intuitivamente chiaro che l'insieme di 3 opzioni "viaggiare (con una bicicletta scadente, saltando su una gamba sola, strisciando nel fango)" ci dà meno libertà dell'insieme "viaggiare (con una bicicletta efficiente, in una macchina sportiva, camminando normalmente)".

Il ragionamento di Sen risulta circolare, dal momento che il suo modo di misurare la libertà contraddice il valore non-specifico della libertà (e quindi anche le teorie della giustizia basate sulla libertà) (AMF, §5.2). Tale valore rappresenta la ragione perché misurare la libertà (vedi punto 2, sopra).

Sen confonde la valutazione complessiva della libertà con la misurazione della libertà complessiva (AMF, §5.6). La valutazione complessiva della libertà comprende una stima sia del suo valore specifico (il valore dell'essere libero di fare x piuttosto che y), sia del suo valore non-specifico (il valore in termini di libertà tout court). Misurare la libertà complessiva corrisponde a stimare questo secondo aspetto del valore complessivo della libertà. La misurazione della libertà deve prescindere dal valore delle specifiche opzioni.

 

5. Misurazioni empiriche

Un argomento a favore di un concetto puramente empirico della libertà facendo appello ai giudizi intuitivi:

Nell'esempio di Sen (di cui sopra) il secondo insieme di opzioni domina il primo in termini delle preferenze (probabili) dell'agente. Ma il secondo domina il primo anche in termini dell'estensione di azione che esso comporta. (Per es., l'opzione "camminare su due gambe" permette di compiere un insieme di azioni più estensivo, in termini spazio-temporali, rispetto all'opzione "strisciare nel fango"). Questo non è un caso, ma rappresenta una corrispondenza tra intuizioni sui gradi di libertà e misure estensive dell'azione. Misurazioni di questo tipo sono coerenti sia con i nostri giudizi intuitivi, sia con il valore non-specifico della libertà (e quindi con le teorie della giustizia basate sulla libertà) (AMF, §§3.1, 5.5, 7.8, 7.9).

 

Riferimenti bibliografici

Berlin, I., Quattro saggi sulla libertà, Milano, Feltrinelli, 1989.

Carter, I., A Measure of Freedom, Oxford, Oxford University Press, 1999.

Dworkin, R., I diritti presi sul serio, Bologna, Il Mulino, 1982.

Kymlicka, W., Una introduzione alla filosofia politica contemporanea, Milano, Feltrinelli, 1996

Pattanaik P. e Xu, Y. On Ranking Opportunity Sets in terms of Freedom of Choice, in "Recherches Economiques de Louvain", 56 (1990).

Rawls, J., Una teoria della giustizia, Milano, Feltrinelli, 1982.

Rawls, J., Liberalismo politico, Milano, Comunità, 1994.

Sen, A., Welfare, Freedom and Social Choice: A Reply, in "Recherches Economiques de Louvain", 56 (1990).

Sen, A., Welfare, Preference and Freedom, in "Journal of Econometrics", 50 (1991).

Scarpelli, U., La dimensione normativa della libertà, in "Rivista di Filosofia", 55 (1964).

Taylor, C., Che cosa non va nella libertà negativa, in I. Carter e M. Ricciardi (a cura di), L'idea di libertà, Milano, Feltrinelli, 1996.

 


 

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